Il Pozzo sacro di Predio Canopoli

Perfugas

Storia e cultura

Tra acqua, pietra e rito nuragico

Se cammini nel centro storico di Perfugas, lungo via Garibaldi, c’è un luogo che non devi cercare troppo lontano. È lì, accanto alla chiesa di Santa Maria degli Angeli. Eppure, quando ti avvicini al Pozzo sacro di Predio Canopoli, hai la sensazione netta di stare per lasciare il presente e andare verso qualcosa di molto più antico.

Davanti a te si apre un atrio rettangolare lastricato, sobrio e misurato. È l’anticamera del sacro. Da qui parte una scala di otto gradini, coperta da una volta a gradoni, che ti accompagna lentamente verso il basso. Ogni passo abbassa la luce, raffredda l’aria, concentra lo sguardo. Alla fine della discesa entri nella camera del pozzo: uno spazio perfettamente circolare, a tronco di cono, scavato e costruito con una precisione che colpisce ancora oggi. La copertura non c’è più, ma le pareti lisciate e il lastricato raccontano chiaramente la qualità straordinaria di questa architettura.

Tutto è realizzato in conci di calcare finemente lavorati, posati a secco, senza malte. I blocchi sono incastrati con una perizia tale da formare murature collegate da conci a T o a coda di rondine. Una tecnica che richiama da vicino il celebre santuario di Santa Cristina a Paulilatino. Sul lato esterno noterai le bugne sporgenti dei conci: due per ogni blocco. Non è certo se avessero una funzione pratica, simbolica o estetica. Qualcuno vi legge un richiamo alle corna del toro, animale sacro e centrale nel culto.

Attorno al pozzo si riconoscono le tracce di un recinto in grandi blocchi di trachite, costruito sui resti di un precedente tempio in antis di forma rettangolare. Poco distante emergono anche i resti di strutture attribuibili a un villaggio nuragico. Questo non era un luogo isolato, ma il cuore spirituale di una comunità.

Gli scavi hanno restituito numerosi ex voto, confermando la funzione cultuale del sito. Tra tutti spicca un bronzetto raffigurante un toro, considerato una delle più eleganti rappresentazioni bovine mai rinvenute in Sardegna. Oggi lo puoi vedere al Museo Nazionale “G. A. Sanna” di Sassari. Altri reperti sono esposti nel museo archeologico paleobotanico di Perfugas, che racconta una storia lunghissima, dal Paleolitico al Medioevo.

Uscendo dal pozzo, alza lo sguardo: proprio di fronte a te si trova la chiesa di Santa Maria degli Angeli, che custodisce il più grande retablo della Sardegna, dedicato a San Giorgio. Qui, nello spazio di pochi metri, attraversi millenni di culto, architettura e fede. Tutto senza spostarti dal centro del paese.

Cronologia: età nuragica

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