Quando arrivi sulla Strada Statale 134 e imbocchi il breve sentiero che porta alla chiesa di San Pietro del Crocifisso, senti subito che stai entrando in un luogo dove il tempo ha un altro ritmo. Sei a soli tre chilometri da Bulzi, ma qui la quiete è totale: il colle dell’Anglona ti accoglie con un silenzio che sembra protettivo, quasi rituale.
Davanti a te si presenta una delle massime espressioni del romanico-pisano in Sardegna. La facciata ti colpisce per la sua bicromia: la trachite scura e il calcare bianco disegnano tre ordini armoniosi, una geometria precisa che gioca con luce e ombra. Avvicinandoti al portale architravato, noti i capitelli a foglie, gli stipiti monolitici e la lunetta: un rilievo essenziale, quasi rude, con un personaggio in preghiera affiancato da due uomini barbuti. Un dettaglio che ti parla di fede, di gesti antichi, di mani che hanno scolpito la pietra con intenzione più che con ornamento.
San Pietro de su Rughifissu affonda le sue origini nel 1050, su un’area già sacra in epoca bizantina, paleocristiana e persino pagana, come testimoniano i reperti romani. Qui sono passati monaci, pellegrini, maestranze francesi, forse perfino i Templari. Sul prospetto, infatti, puoi scorgere una croce patente: una traccia discreta ma eloquente di una storia che supera i confini locali.
Camminando all’interno, segui l’impianto romanico del XII secolo, a croce commissa e navata unica, completato poi da interventi gotici con il transetto e la nuova copertura. Ogni passo ti restituisce la sensazione di attraversare secoli diversi: non è un caso se questa chiesa è stata descritta come una “perfetta macchina del tempo”, capace di orientarsi secondo il movimento del sole e di trasformare la luce in misura dei giorni.
Il nome “del Crocifisso” e “delle Immagini” richiama due tesori che un tempo erano custoditi qui: il gruppo ligneo duecentesco della Deposizione di Cristo, un unicum dell’arte medievale sarda oggi visibile nella parrocchiale di San Sebastiano a Bulzi, e un retablo settecentesco, il Retablo de las Imagines.
Se visiti la chiesa a fine giugno, puoi assistere a su Rughifissu, pellegrinaggio e festa popolare legata alla devozione del luogo, con la suggestiva s’ardia, la corsa equestre che abbraccia chiesa, borgo e memoria.
A 116 metri di altitudine, facilmente raggiungibile e completamente accessibile, San Pietro del Crocifisso è un invito ad ascoltare. Qui dai spazio al respiro, alla luce, alla pietra che non racconta soltanto una storia: la custodisce.
Parcheggio: Sì
Distanza dal parcheggio: 40 m
Sentiero: Segnalato
Difficoltà: Facile
Altitudine: 116 m
Accessibilità motoria: Totale
Tre giorni giorni alla scoperta delle Terre che Rigenerano, per vivere ogni tappa con un ritmo rilassato, esplorando le meraviglie storiche, archeologiche e culturali senza fretta.
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