Se percorri la SS 597 verso Codrongianos, c’è un momento in cui il paesaggio si apre e tu la vedi: la Basilica della Santissima Trinità di Saccargia appare come una sentinella antica, con il suo campanile scuro che svetta nella vallata. È un istante che ti colpisce, perché capisci subito che non stai per visitare “una chiesa”, ma un luogo che ha attraversato quasi mille anni di storia, fede e leggende.
Saccargia sorge nel territorio che un tempo apparteneva al Giudicato di Torres, lungo il percorso che univa Ardara alla basilica di San Gavino a Porto Torres. Qui, nel 1112, il giudice Costantino I e la moglie Marcusa decisero di edificare una chiesa sopra i resti di un santuario più antico e di affidarla ai monaci camaldolesi. Ancora oggi puoi vedere accanto alla basilica i ruderi dell’antico monastero: sono come un’eco silenziosa di secoli di vita religiosa.
Quando ti avvicini alla facciata, la prima cosa che cattura lo sguardo è la bicromia: pietre bianche e nere posate in modo irregolare creano un ritmo visivo vivo, quasi vibrante. È lo stile romanico toscano, reinterpretato da maestranze pisane e pistoiesi che, tra XI e XII secolo, lavorarono alla costruzione della chiesa. Il portico aggiunto nel XIII secolo introduce un mondo fatto di capitelli scolpiti, archi decorati, animali fantastici e dettagli simbolici che non puoi fare a meno di osservare da vicino.
All’interno ti accoglie una navata unica, essenziale, quasi spoglia. È proprio questa semplicità a guidare lo sguardo verso le tre absidi, e in particolare verso quella centrale. Qui scoprirai un tesoro raro: un ciclo di affreschi romanici del XII secolo, l’unico esempio integralmente conservato in tutta la Sardegna. Cristo in mandorla, la Madonna orante, le scene della Passione e della vita di Gesù emergono dalla pietra come apparizioni antiche, capaci di emozionarti per la loro intensità.
Il nome “Saccargia” richiama una leggenda affascinante: una vacca pezzata che ogni giorno offriva il proprio latte ai monaci, inginocchiandosi come in preghiera. Se guardi con attenzione i capitelli del portico, vedrai bovini scolpiti che richiamano proprio questo racconto. Ma l’origine più antica del luogo risale ai culti precristiani: l’area era chiamata “Sacraria”, spazio sacro da tempi immemorabili.
Visitare Saccargia significa entrare in un luogo che non ha mai smesso di essere vivo. La basilica è stata restaurata all’inizio del Novecento e dal 1957 appartiene alla parrocchia di Codrongianos. Il momento più intenso per venire qui è la domenica dopo Pentecoste, quando la festa della Trinità anima la piana con riti religiosi, spettacoli folk e gare poetiche. Ma, qualunque sia il giorno in cui arrivi, Saccargia ti accoglierà con un’atmosfera capace di restare con te a lungo, come un ricordo nitido che ti seguirà anche dopo essertene andato.
Resti dell’antico monastero camaldolese adiacenti
Festa della Trinità: domenica successiva alla Pentecoste
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